Storia della Coppa Europa (di Roberto L. Quercetani)
La Coppa Europa per nazioni entrò nel novero delle grandi manifestazioni atletiche nel 1965. Il dirigente italiano che ne fu il principale fautore e di cui porta il nome, Bruno Zauli, l’aveva concepita secondo “una formula semplice ed economica, in quanto le cose semplici hanno spesso il privilegio di aver successo”. Fino dal principio prevedeva un solo uomo-gara per nazione e questo dettaglio contribuì subito a renderla molto attraente, coinvolgendo gli spettatori secondo lo schema e l’etica di un vero e proprio “match” fra nazioni diverse. Qualcuno ha intravisto in questo un vago sentore di tenzone calcistica. Tanto più che fin dalla sua origine la manifestazione si articolò in tre turni eliminatori, con promozioni per le squadre meglio classificate e retrocessioni per le meno quotate. Da 6 punti per il primo di ogni gara fino a 1 per il sesto ed ultimo, in misura decrescente. Non per caso, forse, l’idea maturò proprio in “menti latine”. Un giornalista autorevole come il francese Gaston Meyer, noto nei corridoi del quotidiano “L’Equipe” come “le Pape”, aveva caldeggiato una manifestazione del genere sulle colonne del suo giornale, ma fu un italiano, il dott. Bruno Zauli, a realizzarla nel quadro dell’IAAF (International Amateur Athletic Federation), organismo allora molto diverso da quello che oggi governa l’atletica mondiale. Concepì questa nuova manifestazione come un allargamento del match delle sei nazioni (Germania Federale, Francia, Italia, Svizzera, Olanda e Belgio), disputato per la prima volta nel 1957.
Zauli, nato il 18 dicembre 1902 ad Ancona, fu su tutto l’arco della sua vita un uomo di cultura e di sport. Divenuto giornalista sportivo in età giovanissima e laureato in odontologia all’età di 24 anni, promosse in svariati modi tutte le attività sportive, ma nel suo cuor dei cuori amò soprattutto l’atletica. Era solito dire che senza l’atletica non vi sarebbero stati i Giochi Olimpici, nell’Antichità greca come nei tempi moderni. Fra l’altro si dovettero a lui le prime liste dei dieci migliori italiani nelle varie specialità – in un’epoca in cui statistiche del genere si vedevano solo in pochissime nazioni. Nel 1930 pubblicò un annuario dell’atletica italiana. Dopo aver partecipato, come ufficiale medico, alla seconda guerra
mondiale, nel 1946 fu eletto per la prima volta Presidente della FIDAL e l’anno seguente fu nominato Segretario Generale del CONI. Fra i suoi meriti ci fu quello davvero preclaro di avere ottenuto, nel 1950, l’introduzione dell’educazione fisica e dello sport nella scuola. Ebbe ruoli importanti in due grandi manifestazioni olimpiche organizzate in Italia: i Giochi Olimpici invernali di Cortina d’Ampezzo nel 1956 e quelli estivi di Roma nel 1960. Eletto presidente del Comitato Europeo dell’IAAF nel 1962, sottopose a questo organismo il suo progetto per una Coppa Europa per nazioni e ne ottenne l’approvazione nel corso di una riunione tenuta a Roma nel 1963. L’idea passò a larga maggioranza, accettata da 20 delle 31 nazioni europee che all’epoca facevano parte di quell’organismo. L’edizione inaugurale della Coppa Europa fu fissata per il 1965. Il destino volle però che il creatore di questa manifestazione non dovesse vederne la nascita. Bruno Zauli morì infatti il 7 dicembre 1963 a Grosseto, pochi giorni prima del suo 61esimo compleanno.
Gli organizzatori fecero sì che fin dalla prima edizione la Germania figurasse con due rappresentative, Ovest ed Est (cioè Federale e Democratica), secondo la geografia politica sancita dal secondo conflitto mondiale. (Ai Giochi Olimpici del 1964 a Tokyo i tedeschi erano apparsi invece con una squadra unificata, scaturita da prove di selezione). L’edizione inaugurale del 1965, intitolata a Bruno Zauli, si svolse in tre turni per gli uomini e due per le donne. Prese l’avvio in giugno con la parte maschile, un turno eliminatorio di due gironi riservato alle nazioni di fascia medio-bassa. Solo le vincitrici, Svizzera e Olanda, avanzarono alle tre semi-finali di agosto, in una delle quali c’era anche l’Italia. Solo le prime due di ciascuna accedevano alla finale e nel suo turno, svoltosi allo Stadio Olimpico di Roma, l’Italia si arenò al quarto posto, pur avendo vinto quattro gare: i 200 piani con Sergio Ottolina (21.2) , i 110 ostacoli con Eddy Ottoz (14.1) , i 400 ostacoli con Roberto Frinolli (50.6) e la staffetta 4x100 con Livio Berruti, Ennio Preatoni, Ippolito Giani e Pasquale Giannattasio (40.0). A queste vittorie fecero naturalmente da contrappeso molti piazzamenti “bassi”. Le azzurre non ebbero miglior sorte: solo quinte
nella loro semi-finale, senza vittorie individuali.
1965: L’URSS vince in “photo finish”
La finale maschile si svolse nei giorni 11 e 12 settembre al Neckarstadion di Stoccarda. Chi scrive ebbe la ventura di assistere a quella “première”, tenuta all’insegna di una lotta rovente fra l’URSS e la Germania Ovest, in un teatro imponente: 40.000 persone nella prima giornata, 35.000 nella seconda, disturbata dalla pioggia. Seguire quell’acceso duello sul filo delle gare era davvero emozionante. In quel periodo i sovietici, che avevano come “coach” l’intelligente Gavriil Korobkov, erano all’apice della loro potenza (poche settimane prima a Kiev avevano battuto addirittura gli USA). A Stoccarda però la “Stimmung” (atmosfera) creata dall’ambiente amico era quasi calcistica e come non di rado accade in questi casi gli ospitanti si superarono. Alla fine però dovettero cedere la coppa ai russi per un solo punto – 86 a 85. Che una differenza così tenue fosse legata ad un filo lo si capì dall’esito di una delle ultime prove, il triplo, dove il rappresentante russo, Zolotaryev, finito con 16.41 come il polacco Schmidt (due volte campione olimpico), strappò a quest’ultimo il secondo posto solo sulla base del secondo miglior risultato (vincitore della gara Rückborn della Germania Est, con 16.51). La squadra vincitrice aveva comunque nelle sue file, fra gli altri, grandi atleti come Brumel, Klim e Lusis. La Polonia, che si trovava in un periodo felice, finì terza davanti alla Germania Est, entrambe con 69 punti.
La finale femminile si tenne il 19 settembre a Kassel e qui l’URSS non ebbe grandi difficoltà ad imporsi con 56 punti, davanti alla Germania Est (42), mentre la Polonia relegava la Germania Ovest al quarto posto.
Già da quella “première” si poterono trarre utili indicazioni. Poiché tutto era improntato alla lotta per i punti, le corse medie e lunghe risultarono per lo più “tattiche”, cioè caratterizzate da ritmi generalmente lenti, con finali al fulmicotone. Nel promuovere questa manifestazione Zauli si era prefisso lo scopo di rendere più avvincenti e spettacolari le gare, sì da attrarre maggiormente l’interesse del pubblico. E in quella “première” lo scopo fu sicuramente raggiunto. Vi furono anche due primati mondiali, opera delle celebri sorelle Press dell’URSS : Irina corse gli 80 ostacoli in 10.4 e Tamara lanciò il peso a 18.59.
1967: Matuschewski, grande “finisseur”
Inizialmente era stato stabilito che la Coppa si tenesse a scadenze biennali negli anni dispari. Così la seconda edizione fu nel 1967, ancora in tre turni. Le due finali si tennero entrambe a Kiev: per le donne il 15 settembre, per gli uomini il 16/17 settembre. Come già nell’edizione inaugurale, l’URSS – che era in realtà una grande entità geografica euro-asiatica – vinse su ambedue i fronti. In campo maschile la sua vittoria fu, se possibile, ancor più sudata che nel ’65. Alla fine ebbe 81 punti, uno solo più di Germania Est e Germania Ovest, classificate nell’ordine. In fondo il successo dell’URSS, nel ’67 come già nel ’65, era principalmente dovuto alla decisione presa dal comitato europeo dell’IAAF di rinunciare all’idea di una squadra tedesca unificata….. A Kiev furono particolarmente degne di nota le doppiette del francese Jean-Claude Nallet nei 400-200 piani (46.3 e 20.9) e del tedesco Est Manfred Matuschewski nei 1500/800 (3:40.2 e 1:46.9). Quest’ultimo, un finisseur formidabile, era davvero a suo agio in gare “formato Coppa”.
L’Italia mancò ancora una volta l’obiettivo promozione: gli uomini finirono al quarto posto nella semi-finale di Ostrava, dietro Polonia, Francia e Cecoslovacchia. Anche questa volta non mancarono però le vittorie: Franco Arese nei 1500 (3:46.8), in un finale allo spasimo con il cecoslovacco Odlozil; Eddy Ottoz nei 110 ostacoli (13.8); Roberto Frinolli nei 400 ostacoli (50.2). Le donne si classificarono quinte nella loro semi-finale a Dresda, nettamente staccate.
1970: Buon lavoro di Arese e di una giovane Sara
La terza edizione si tenne nel 1970, a parziale modifica delle scadenze precedenti. Per la prima volta l’Italia seppe accedere alla finale, in campo maschile. Guadagnò la promozione con un secondo posto dietro la Germania Ovest nella semi-finale di Sarajevo, in agosto. Ben cinque le vittorie individuali: doppietta di Arese (800-1500), successi di Erminio Azzaro (alto), Renato Dionisi (asta) e Giuseppe Gentile (triplo). Ma il primo bagno in finale (Stoccolma, 29/30 agosto) fu un’amara esperienza, fra le più
tristi a cui ci è capitato di assistere in mezzo secolo di attività giornalistica. L’Italia finì settima e ultima, staccata di ben 21 punti (47 a 68) dalla Svezia, sesta. L’unica consolazione venne da Franco Arese, vincitore dei 1500 (3:42.3). L’attuale presidente della FIDAL era un “finisseur” formidabile e in quell’occasione venne a capo di un concorrente molto tosto, il polacco Henryk Szordykowski (3:42.5). (Un anno più tardi, i due dovevano finire primo e secondo nello stesso ordine ai campionati Europei di Helsinki). Ben più numerosi, ahimé, i settimi e ultimi posti: nove! A Stoccolma vinse per la prima volta la Germania Est con un buon vantaggio sull’URSS, 102 a 92.5. Terza la Germania Ovest (91).
Le azzurre rimasero ancora fuori, essendo finite al quarto posto nella loro semi-finale, a Bucarest. Due vittorie: Donata Govoni nei 400 (53.2, primato italiano) e Paola Pigni nei 1500. Con il dovuto rispetto per le suddette, noi pensiamo che la più brava delle azzurre fu tuttavia una 17enne di Rivoli Veronese – Sara Simeoni, settima nel salto in alto con 1.73, eguagliando il primato italiano che già le apparteneva. Negli anni successivi, quando raggiunse le vette mondiali della specialità, Sara doveva confermare più volte questa sua grande attitudine a fare il meglio nelle occasioni più importanti – ottemperando al classico “Hic Rhodos, hic salta”.
1973: Myelnik e Fuchs, solide lanciatrici
La quarta edizione della Coppa si tenne nel 1973 a Edimburgo, ancora sull’arco di tre giornate (7-8-9 settembre) : la prima per le donne, le due seguenti per gli uomini. L’Italia era di nuovo esclusa dalla festa principale: gli uomini avevano dovuto accontentarsi del terzo posto nella loro semi-finale, a Oslo, e le donne del quarto, a Bucarest. Fra i primi si distinsero, come vincitori delle loro prove, Franco Arese (1500) e Pietro Mennea (200). Quest’ultimo fu pure secondo nei 100 e ultimo frazionista – dopo Guerini, Maccacaro e Benedetti - di una 4x100 vittoriosa in 39.0 (primato italiano eguagliato).
Nelle finali di Edimburgo, svoltesi in un’atmosfera molto gradevole anche se con tempo “misto”, ci fu una novità: per la prima volta in Coppa
Europa le gare si svolsero su una pista in materiale sintetico. Ancora due
primati mondiali a credito delle donne: la russa Faina Myelnik (disco a 69.48) e la tedesca dell’Est Ruth Fuchs (giavellotto a 66,11). Successo dell’URSS fra gli uomini davanti alla Germania Est (82.5 a 78.5) e imponente vittoria delle tedesche orientali fra le donne, staccando nettamente l’URSS (72 a 52).
1975: Borzov-Mennea 1-1
Nel 1975 l’Italia tornò nella serie maggiore della Coppa, traendo profitto dal fatto di giocare in casa, a Torino, la sua semi-finale. In questa Pietro Mennea, da solo, portò al carniere azzurro 18 punti (su un totale di 83), vincendo 100 e 200 con nuovi primati italiani (10.20 e 20.23) e contribuendo al successo della 4x100. Impressionanti i suoi vantaggi sul secondo: 0.32 nei 100 e 0.67 nei 200! Vittorie individuali ottennero anche Giorgio Ballati nei 400 ostacoli e Silvio Fraquelli nell’asta. Com’era facile prevedere, il cammino dei nostri fu assai più arduo nella finale, disputata a Nizza (16/17 agosto). Alla fine un totale piuttosto misero (68 punti) relegò gli azzurri all’ottavo e ultimo posto.
Mennea trovò sulla sua strada un certo Valeri Borzov, ucraino dell’URSS, che ai Giochi Olimpici del 1972 a Monaco aveva vinto 100 e 200 – unico europeo, a tutt’oggi, ad aver realizzato tale doppietta nella grande rassegna quadriennale. A Nizza il sovietico prevalse di un soffio su Mennea nei 100 (10.40 per entrambi), ma il giorno seguente l’azzurro si prese una chiara rivincita sui 200 (20.42 a 20.61).
La Germania Est vinse per la seconda volta fra gli uomini, davanti all’URSS (112 a 109), con la Polonia, che attraversava gli anni del suo fulgore atletico, terza (101). Ancor più netto il successo della Germania Est nel settore femminile: 97 punti, contro i 77 dell’URSS. Nizza ’75 offrì due novità: per la prima volta si corse su otto corsie, il che permise di ammettere altrettante nazioni; gare maschili e femminili si svolsero in contemporanea, sull’arco di due giornate. Il bello “Stade du Parc de l’Ouest”, costruito due
anni prima in funzione della sola atletica, ospitò adeguatamente tanta grazia.
Non si registrarono nuovi primati mondiali o europei, ma a quel punto anche i critici più severi si erano abituati alla cosa, visto che in compenso potevano assistere a gare quasi sempre molto vivaci e combattute.
1977: Arriva Mr. Doping
Le “menti” europee dell’IAAF escogitarono comunque altre novità per l’edizione del 1977. Ne scaturì un sistema assai complicato (che del resto doveva sopravvivere solo fino al 1981) con una finale A e una finale B. Al di là delle promozioni per meriti, cioè in base alle classifiche, s’introdusse la novità di fare accedere comunque alla finale A la nazione destinata ad ospitarla. Per motivi di facile intuizione quest’ultimo punto era essenziale, in quanto permetteva di aprire la finale maggiore ad un più vasto numero di Paesi. Un’altra importante novità: con la nascita della Coppa del Mondo – disputata per la prima volta a Düsseldorf alcune settimane dopo – i vincitori delle singole prove nell’ultimo atto della Coppa Europa vennero automaticamente selezionati come rappresentanti del Vecchio Continente per la nuova manifestazione, che si articolava come un confronto fra continenti, sia pure con l’aggiunta degli USA e delle prime due nazioni europee.
La finale A del 1977 si tenne il 13 e 14 agosto a Helsinki, uno dei luoghi sacri dell’atletica per la grande tradizione dei finnici in questo sport, che lassù ha sempre goduto di un riguardo particolare. Purtroppo la grande festa popolare fu macchiata almeno in parte da amare squalifiche per ”doping” inflitte a tre finlandesi – Pesonen (alto), Tuokko (disco) e Hovinen (giavellotto) - e ad una tedesca dell’Est, Ilona Slupianek (peso). Fu comunque la Germania Est a vincere nella classifica generale su ambo i fronti. Fra gli uomini con 125 punti, davanti a Germania Ovest (113) e URSS (100), fra le donne con 106 punti, davanti all’URSS (94). Ancora una volta, il settore femminile fu illuminato dai primati mondiali di due tedesche dell’Est – 55.63 di Karin Rossley nei 400 ostacoli e 1.97 di Rosemarie Ackermann nel salto in alto.
Gli azzurri avevano conquistato sul campo l’onore di accedere alla finale A, grazie al secondo posto ottenuto nella loro semi-finale, svoltasi ad Atene, dove finirono secondi con 117 punti, dietro la Germania Est (132).
Nel bilancio azzurro c’erano 4 vittorie: Gian Paolo Urlando nel martello, Roberto Mazzucato nel triplo, Pietro Mennea nei 100 e nella 4x100, da quarto frazionista dopo Curini, Caravani e Farina. Al solito, però, le cose andarono male per gli azzurri una settimana dopo, nella gran finale di Helsinki: ottavo e ultimo posto con 54 punti. Nessuna vittoria individuale; solo un secondo posto di Mennea nei 100, dietro il tedesco orientale Eugen Ray. Un assalto di febbre fra la prima e la seconda giornata impedì al nostro sprinter di disputare i 200, sua distanza di parata.
Le azzurre, finite al secondo posto nella semi-finale di Trinec, non poterono accedere alla finale. Si notava comunque un progresso, evidenziato fra l’altro dalle vittorie di Rita Bottiglieri nei 100/200 (con un nuovo primato italiano, 23.15, sulla distanza maggiore) e di Sara Simeoni nell’alto (1.92).
1979: L’ora magica di Harald Schmid
Nel 1979 la finale di Coppa Europa si tenne per la prima volta in Italia, in quello Stadio Comunale di Torino che nell’ormai lontano 1934 aveva ospitato la prima edizione dei Campionati Europei. Uomini e donne ancora in azione contemporaneamente, sull’arco di due giornate (4/5 settembre). La Germania Est vinse ancora su ambo i fronti, fra gli uomini con 125 punti, davanti a URSS (114) e Germania Ovest (110); fra le donne con 102 punti, solo due più dell’URSS, seconda. Grazie alla regola di recente istituzione, anche le azzurre poterono esser presenti, come rappresentanti della nazione ospitante. Quella resterà negli annali come una delle più grandi feste di questo sport sul territorio italiano, con circa 75.000 spettatori nel complesso delle due giornate. Gli azzurri conquistarono un sesto posto in classifica che permise loro di restare in “serie A” anche per la prossima edizione. Il maggior collezionista di punti fu, ancora una volta, l’ingualcibile Mennea,
primo nei 100 con un nuovo primato nazionale (10.15), secondo nei 200 dietro il britannico Allan Wells (20.31 contro 20.29) e quarto con la 4x100. Bello anche il successo di Mariano Scartezzini nei 3000 siepi (8:22.74). Per le azzurre, invece, l’affacciarsi alla “finestra principale” fu di breve durata, in quanto finirono all’ottavo posto con soli 29 punti. Unica parziale consolazione, il secondo posto di Sara Simeoni nell’alto con 1.94, dietro la tedesca dell’Est Ackermann (1.99).
L’uomo di maggior spicco della finale torinese fu a nostro avviso il tedesco occidentale Harald Schmid, un baffuto campione arso dal sole per la sua abitudine di allenarsi nelle ore più calde del giorno. Nella prima giornata affrontò e vinse due prove nel giro di un’ora: prima i 400 ostacoli in 47.85, nuovo primato europeo, poi i 400 piani in 45.31. A quanto disse lui stesso dopo quelle fatiche, si era convinto di potere affrontare il doppio cimento in un così breve spazio di tempo pochi giorni prima, dopo un “time trial” di 1:14 sui 600 piani – il miglior tempo conosciuto per quella distanza era 1:14.3, dell’americano Lee Evans nel 1968. Nella seconda giornata Schmid portò alla vittoria la Germania Ovest nella 4x400 in 3:01.91, con un’ultima frazione in 45.7.
Il livello tecnico delle gare di Torino fu abbastanza alto, con un buon numero di primati nazionali, oltre al già ricordato europeo di Schmid. Dalla parte di Eva, mondiali della tedesca dell’Est Marita Koch nei 400 piani (48.60) e ancora della Germania Est nella 4x100 (42.09).
1981: Giavellotto “mondiale” per la Todorova
Nel 1981 la finale di Zagabria (15/16 agosto) mise in evidenza i progressi dell’Italia, che con un buon quinto posto (75 punti) si assicurò, fra gli uomini, la permanenza nella serie maggiore. Due le vittorie azzurre: ancora con il combattivo Scartezzini nei 3000 siepi (8:13.32) e con la 4x400 (3:01.42, primato italiano), formata da Stefano Malinverni, Alfonso Di Guida, Roberto Ribaud e Mauro Zuliani.
La Germania Est vinse ancora una volta su ambo i fronti, sempre davanti all’URSS, con 128 punti contro 124.5 fra gli uomini e con 108.5 contro 97 fra le donne. Punta di diamante sul piano individuale il nuovo primato mondiale della bulgara Antoaneta Todorova nel giavellotto (71.88).
Le azzurre, terze nella finale B disputata a Pescara, non poterono guadagnare la promozione. A salvare l’onore provvide, una volta di più, Sara Simeoni, prima nell’alto con 1.88. Eccellente il raccolto di Gabriella Dorio, che nella stessa giornata finì terza negli 800 e seconda nei 1500. Nuovo primato nazionale nella 4x400, 3:34.69, con le azzurre – Campana, Pistrino, Lombardo, Cirulli – al quinto posto.
1983:__Meyfarth-Bykova, duello a grandi altezze
A partire dal 1983 fu scelto come prioritario su tutta la linea il sistema delle promozioni e retrocessioni . La finale A, disputata a Londra nei giorni 20 e 21 agosto, ebbe in un certo senso il ruolo di “anti-climax”, venendo una settimana dopo i primi Campionati Mondiali, tenuti a Helsinki. Malgrado ciò le gare, nello stadio del Crystal Palace di Londra, non mancarono di spunti interessanti, comprese alcune “rivincite”, come nel caso di Allan Wells che nei 200 si rivalse su Mennea (20.72 a 20.74), che una settimana prima ai Mondiali aveva conquistato il bronzo proprio davanti all’asso britannico. Fra le squadre, nuovo trionfo della Germania Est, che per la quinta volta consecutiva vinse sia fra gli uomini sia fra le donne, sempre davanti all’URSS. La gara più avvincente fu il salto in alto femminle, in cui Ulrike Meyfarth Germania Ovest e Tamara Bykova (URSS) portarono il primato mondale a 2.03, finendo nell’ordine. Magnifica ed anche inconsueta la doppietta della solidissima cecoslovacca Jarmila Kratochvilova – 800 metri in 1:58.79 e 200 in 22.40.
Gli azzurri, sesti, fecero quanto bastava per restare nella “serie A”. Unica ma preziosa vittoria quella della 4x100 (38.86) con Tilli, Simionato, Bongiorni e Mennea. Le azzurre, brillanti vincitrici nella Finale “B” tenuta a Sittard, si guadagnarono la promozione per l’edizione del 1985.
1985: La partita doppia del rag. Cova
L’URSS tornò alla vittoria nella decima edizione del 1985 a Mosca (17/18 agosto), sempre davanti alla Germania Est, sia fra gli uomini sia fra le donne. Nel gigantesco stadio Lenin la nazione ospitante ebbe nei concorsi il suo punto di maggior forza. Fra i suoi assi, un certo Sergey Bubka, primo nell’asta (5.80). Fatto curioso, quella doveva rimanere l’unica vittoria dell’ucraino in Coppa Europa. L’atleta che uscì da quella finale con il più bel raccolto fu tuttavia Alberto Cova. Le sue doti di “finisseur” parevano fatte apposta per il tipo di gara prevalente in Coppa, con avvii relativamente lenti e finali al fulmicotone. L’italiano, che nella vita di ogni giorno faceva il ragioniere, vinse i 10.000 in 28:51.46 nella prima giornata e i 5000 in 14:05.45 nella seconda. Il suo apporto fu fondamentale per il piazzamento finale dell’Italia, un sesto posto grazie al quale poté evitare la retrocessione. In realtà gli azzurri erano finiti al settimo posto ma poterono poi trarre vantaggio dall’infortunio in cui incorse la Cecoslovacchia causa la squalifica di Remigius Machura, terzo nel peso ma poi squalificato per esser risultato positivo ad un esame anti-doping. Assai peggio andarono le cose per le azzurre: ottavo posto, con relativa retrocessione.
1987: Comincia il regno di Linford Christie
La squadra azzurra maschile confermò di essersi ormai acclimatata alla serie maggiore anche nella finale del 1987, tenuta a Praga (27/28 giugno). Una sola vittoria individuale, con Francesco Panetta nei 3000 siepi. In disubbidienza alle regole tattiche della Coppa l’italiano se ne andò presto per conto suo e vinse con un bel vantaggio in 8:13.47. Grazie anche ad un assieme di buoni piazzamenti, alla fine l’Italia conquistò un quinto posto in zona tranquilla con 87 punti, alle calcagna della Germania Ovest (88). L’URSS tornò alla vittoria davanti alla rivale di sempre, la Germana Est (117 contro 114.5), mentre la Gran Bretagna era terza. Toccò a un colosso britannico oriundo della Giamaica, Linford Christie, l’unica doppietta - 100 e 200 piani (10.23/20.63). Elevato il livello tecnico generale, fra l’altro con un 22.01 di Ulf Timmermann (Germania Est) nel peso e un 17.61 di Olyeg
Protsenko (URSS) nel triplo. Degno di nota l’ingresso della Spagna nella nobiltà delle corse medie e lunghe, con vittorie nei 1500, 5000 e 10.000.
Fra le donne della serie maggiore non c’era l’Italia, solo quarta nella finale B di Göteborg, pur con due vittorie, nella 4x100 e nei 10.000 con Maria Curatolo (32:22.33). Nella serie d’oro, a Praga, nuova vittoria della Germania Est sull’URSS (119 e 92). Da notare che nella capitale cecoslovacca si gareggiò alla fine di giugno, due buoni mesi prima del più grande appuntamento della stagione, i Mondiali di Roma, che risultarono superlativi per livello tecnico e risultati.
1989: La Gran Bretagna sale sullo scalino più alto del podio
La finale A del 1989 si tenne a Gateshead (5/6 agosto), città inglese nota per la sua devozione all’atletica. Le due nazioni prime classificate si sarebbero assicurate il privilegio di rappresentare l’Europa nella Coppa del Mondo, in programma a Barcellona in prosieguo di stagione. Ispirati dall’ambiente amico i britannici vinsero ben 9 gare del programma maschile e alla fine trionfarono con 115 punti, rompendo così l’atavico dominio del duo Germania Est-URSS, finite nell’ordine (103 e 101). Meglio di sempre l’Italia, quarta davanti alla Francia, entrambe con 95 punti. Nel bilancio azzurro pesarono assai le vittorie dei fondisti – Salvatore Antico nei 5000 (13:43.84), Francesco Panetta nei 10.000 (28:27.02) e Alessandro Lambruschini nei 3000 siepi (8:34.06).
Anche le donne britanniche risposero bene agli stimoli locali , finendo terze (84 punti) dietro le qui inamovibili Germania Est (120) e URSS (95). Da registrare l’imponente margine di vantaggio della tedesca orientale Ilke Wyludda, prima nel disco (73.04) con quasi 11 metri sulla seconda!
1991: Ora la Germania è unificata, ma non sempre 1 + 1 fà 2.
L’edizione del 1991 fu caratterizzata da un fatto nuovo, molto importante: in seguito alla “caduta del Muro”, con la conseguente unificazione politica delle “due Germanie” sotto l’egida della repubblica federale, anche nell’arengo atletico apparve una sola squadra tedesca. Non
sempre, però, uno più uno fa due. La finale A di quell’anno, svoltasi quasi simbolicamente a Francoforte sul Meno (29/30 giugno) vide la squadra tedesca unificata piazzarsi solo terza fra gli uomini, con 108 punti, dietro URSS (114) e Gran Bretagna (111.5). Sul piano individuale il risultato più notevole fu forse quello del tedesco Ralf Jaros, che vinse il triplo con 17.66, nuovo primato nazionale, staccando il secondo di 72 cm. E dire che in precedenza Jaros aveva dovuto confrontarsi con problemi ai ginocchi per cinque stagioni.
In campo femminile le tedesche riuscirono a mantenere la “leadership” con 110 punti, davanti a URSS (105) e Gran Bretagna (82). Al successo finale delle ospitanti si giunse però dopo che Yelena Rodina (URSS), vincitrice del salto in alto, fu retrocessa per esser risultata positiva ad un esame anti-doping. Un’altra russa, la velocista Irina Privalova, realizzò una bella doppietta 100/200 (11.29 e 22.48).
La squadra azzurra maschile offrì un’ottima prova: quarta con 107 punti,
uno solo meno della nuova Germania unificata! Due vittorie nelle corse lunghe – con Salvatore Antibo nei 5.000 (13:21.68) e Alessandro Lam- bruschini nelle siepi (8:29.62) – e diversi buoni piazzamenti aiutarono gli azzurri a mostrarsi migliori di sempre.
Intanto la squadra femminile aveva conquistato una bella promozione, vincendo la finale B di Barcellona con 93 punti. Non meno di sei le vittorie azzurre, fra le quali sono da ricordare quelle di Irmgard Trojer nei 400 ostacoli con 55.55 e di Valentina Uccheddu nel lungo con 6.77, entrambi nuovi primati nazionali.
1993: La Coppa diviene annuale
Ancora cambiamenti importanti nell’edizione successiva, quella del 1993. Anzittutto, a partire da quell’anno la manifestazione divenne annuale. Poi cambiarono le denominazioni: la finale A diventò la “Super League”, la B diventò “First League” la C “Second League”. Termini tuttora in uso. Nella gran finale, tenuta allo Stadio Olimpico di Roma, non c’era più il gigante euro-asiatico denominato URSS. Con la caduta del regime sovietico, anche in atletica cominciarono ad apparire le singole repubbliche che ne erano derivate. Russia e Ucraina erano le più forti e figurarono insieme ad altre 7 nazioni. Si, perché gli organizzatori di Roma avevano provveduto a portare a nove il numero delle corsie. Malgrado ciò, il grande stadio, che aveva ospitato in passato i Giochi Olimpici e i Campionati Mondiali, rimase semivuoto nei giorni 26 e 27 giugno. La prima giornata riservò comunque note insolitamente liete per gli ospitanti: nella sezione maschile l’Italia era in testa con 64 punti, come la Francia, mentre Russia (61), Germania e Gran Bretagna (entrambe 59) seguivano nell’ordine. Fu peraltro l’illusione di un giorno perché in quello seguente la Russia ripristinò i valori consolidati, fino a vincere con 128 punti davanti a Gran Bretagna, Francia e Germania. Quinta l’Italia (112). L’unico azzurro vincitore della sua prova fu il lunghista Giovanni Evangelisti (8.04, con vento + 2.2 m/s). Per il resto, da ricordare la doppietta dell’ucraino Andrei Bulkovsky nei 1500 (3:37.51) e negli 800 (1:47.32) e il risultato del russo Rodion Gataullin nell’asta: 6 metri esatti, battendo un certo Sergey Bubka, ucraino (5.80).
Anche in campo femminile la Russia ebbe la parte del leone con un gran totale di 141 punti, dopo aver vinto ben 11 gare, fra l’altro con la solita
doppietta (100/200) di Irina Privalova. Lontana seconda la Romania (102), seguita da Ucraina e Germania. Le azzurre finirono all’ottavo posto, sinonimo di retrocessione.
1994: Panetta-Lambruschini, un duo regale
Nel 1994 Birmingham divenne la quarta città britannica ad ospitare la finale di Coppa (25/26 giugno), dopo Edimburgo, Londra e Gateshead. La Germania tornò alla vittoria su ambo i fronti, maschile e femminile. Nel primo con 121 punti, davanti alla Gran Bretagna (106.5) e alla Russia (101). Quinta l’Italia (84). Sugli allori, una volta di più, il capitano dei britannici, Linford Christie, che vincendo 100 e 200 e contribuendo come ultimo staffettista al successo della 4x100 portò 24 punti alla causa britannica. Va da sé che contributi del genere in una manifestazione dove i punti fanno legge è sempre preziosa, anche se in quel caso non bastò per la vittoria finale della “Union Jack”. Tre le vittorie italiane, con Panetta nei 10.000
(28:38.45), Lambruschini nelle siepi (8:24.98) e Paolo Dal Soglio nel peso (19.69). Il primo di questi era alla sua sesta partecipazione e festeggiò per l’occasione la sua terza vittoria.
La vittoria tedesca nel settore femminile, davanti a Russia e Gran Bretagna (rispettivamente 99, 96 e 89 punti) sarebbe risultata tale anche se la britannica Diane Modahl, prima negli 800, non fosse stata squalificata, per esser risultata positiva all’esame anti-doping. E’ vero d’altronde che senza quest’ultimo “infortunio” le tedesche avrebbero prevalso sulle britanniche per un solo punto …. L’Italia, seconda dietro la Polonia (94 a 106) nella finale B di Valencia, si guadagnò la promozione.
1995: Edwards supera il “muro” dei 18 nel triplo (ma c’è Eolo …)
Villeneuve-d’Ascq, nella Francia nord-orientale, ospitò la Super League del 1995 (24/25 giugno). La Coppa, tradizionalmente avara in fatto di grandi primati soprattutto nel settore maschile, fornì stavolta una splendida eccezione, che fu però annullata agli effetti dell’albo da un vento oltre il limite consentito (+2.0 m/s). Jonathan Edwards, grande “canguro” britannico, superò per primo al mondo la barriera dei 18 metri nel triplo, con 18.43 al secondo tentativo e 18.39 al quarto, con vento a favore rispettivamente di 2.4 e 3.7 m/s. Staccò il più vicino avversario di quasi 1 metro e 30, ma secondo le semplici leggi della coppa questo gli valse solo un punto più del suo avversario … Il solito Christie, con tre vittorie (100, 200 e 4x100), portò ancora una volta 24 punti al carniere britannico. Ma alla fine i 107 del totale della squadra bastarono solo per un secondo posto, dietro la Germania (117). Buon quarto posto per l’Italia (96.5), dietro la Russia (105). Da rilevare, in campo azzurro, il nuovo successo di Alessandro Lambruschini nelle siepi (8:21.94). Era la sua quinta partecipazione alla Coppa e il suo quarto successo. Vittoriosi anche Stefano Baldini, futuro “grande” della maratona, nei 10.000 (28:45.77), Laurent Ottoz, figlio d’arte, nei 400 ostacoli (49.30), Gennaro Di Napoli nei 5000 (13:45.57).
Tranquilla vittoria della Russia nel settore femminile (117 punti), davanti alla Germania (100), mentre l’Italia era settima (52). Unica vittoria azzurra grazie a Maria Guida (anche lei futura laureata della maratona) con 32:01.75 nei 10.000. Da rilevare, nel salto in lungo, la sesta vittoria (sull’arco di 12 anni) della tedesca Heike Drechsler.
1996: Il “giorno dei giorni” di Simone Bianchi
La “Super League” del 1996, tenuta a Madrid assai per tempo (1/2 giugno), fece registrare cambiamenti importanti. Dal novero delle gare lunghe scomparvero i 10.000 metri, sostituiti dai 3000, distanza non olimpica: un omaggio alla brevità per venire incontro alle esigenze delle reti televisive, divenute interlocutrici importanti per gli organizzatori della Coppa, ma anche una dolorosa rinuncia. (A partire dal 1997 si provvide ad organizzare separatamente gare di Coppa per i 10.000, in varie località per lo più dell’Europa meridionale, ma con scarso successo).
Dal campo, a Madrid, scaturirono novità nel rapporto di forza fra le nazioni. Nell’arengo maschile l’Italia, terza con 110 punti, fece meglio di sempre e l’ospitante Spagna, quarta, s’inserì per la prima volta negli alti ranghi. Viceversa la Russia, quinta, ne uscì peggio di sempre. In compenso la Germania svettò su tutte chiaramente (142 punti), davanti alla Gran Bretagna (125), che al solito dovette ringraziare Linford Christie, 36enne ma sempre verde, che mise a segno l’ennesima doppietta 100/200. Quattro le vittorie azzurre. La più sorprendente venne da Simone Bianchi, che a Madrid festeggiò il suo “Giorno dei Giorni” con un personale di 8.25 nel salto in lungo, portandosi al secondo posto fra i migliori italiani di sempre. Vittoriosi anche Gennaro Di Napoli (13:52.34 nei 5000), Fabrizio Mori (49.45 nei 400 ostacoli) e Paolo Dal Soglio (20.72 nel peso). Fatto curioso: per la prima volta nella storia della nostra partecipazione alla serie dei “Grandi”, nessun italiano finì ultimo nella sua gara ! Nel settore femminile la novità più interessante del 1996 venne dal Byelarus (Bielorussia o Russia bianca), piazzatosi terzo dopo Germania (115 punti) e Russia (97).
Aggiungendo il quarto posto dell’Ucraina, salivano a tre le eredi di rango della vecchia URSS. L’Italia, da parte sua, vinse la “First League” femminile di Lisbona, guadagnandosi la promozione.
1997: Asta al coperto: Tarasov 5.95
La Germania ospitò la “Super League” del 1997 a Monaco (21/22 giugno), dove però dovette accontentarsi del secondo posto su ambo i fronti: dietro la Gran Bretagna (105 a 118) fra gli uomini e dietro la Russia (112 a 127) fra le donne. More solito, i britannici ebbero in Christie la loro principale forza trainante: per la quinta volta l’oriundo giamaicano, ormai 37enne, vinse 100 e 200. Un dato curioso: causa il maltempo, il salto con l’asta si svolse al coperto, nella vicina Werner von Linde Halle. Vincitore con un bel 5.95 il russo Maksim Tarasov. L’Italia, quarta fra le nazioni (96 punti), vinse i 5000 con Gennaro Di Napoli (13:38.33), i 400 ostacoli con Fabrizio Mori (48.93) e la 4x100 (38.80) con Asuni, Puggioni, Cipollini e Floris. Di Napoli fu pure secondo nei 1500, battuto di un soffio (3:37.81 / 3:37.79) dallo spagnolo Fermin Cacho, oro olimpico di tale distanza nel 1992 e argento nel ’96.
Anche le azzurre ottennero un bel quarto posto nella “Super League”, il loro miglior piazzamento di sempre. Vittoriose Fiona May nel salto in lungo (6.61) e Roberta Brunet nei 3000 (8:51.66).
1998: “En plein” azzurro nel mezzofondo
La Gran Bretagna colse un’altra vittoria nei giorni 27 e 28 giugno 1998 a San Pietroburgo (ex-Leningrado), nel settore maschile con 111 punti. L’ospitante Russia (102) dovette accontentarsi del terzo posto dietro la Germania (108.5). Pure nell’era post-Christie i britannici vinsero 200, 400 e le due staffette. Ancora quarta l’Italia (101). Raro “en plein” degli azzurri nel mezzofondo, con Andrea Longo (800 in 1:45.40), Giuseppe D’Urso (1500 in 3:44.58) e il solito Lambruschini (3000 siepi in 8:32.96), al suo quinto successo di Coppa in tale specialità.
L’ospitante Russia vinse nel settore femminile davanti alla Germania (124 a 108). Al sesto posto dell’Italia (78) contribuì riccamente Fiona May, vittoriosa nel lungo (7.08) e nel triplo (14.65) – entrambi nuovi primati italiani!
1999:_ Italia seconda fra gli uomini
La finale di “Super League” 1999 ebbe come accogliente teatro lo stadio di Charléty, nel centro di Parigi (19/20 giugno). Per l’Italia è un’edizione da ricordare: secondi fra gli uomini con 98.5 punti, dietro la Germania (122) ma battendo Gran Bretagna (97) e Russia (95), gli azzurri misero a segno quella che è a tutt’oggi la loro miglior “performance” in Coppa Europa. Quattro vittorie individuali: Giuseppe D’Urso nei 1500 (3:46.01), Salvatore Vincenti nei 3000 (7:59.12), Gennaro Di Napoli nei 5000 (13:53.37) e Fabrizio Mori nei 400 ostacoli (48.68). I tedeschi fecero pesare una volta di più la loro tecnica nelle gare dei concorsi, vincendone 5 su 8.
Nuova vittoria della Russia nel settore femminile, con ampio vantaggio sulla seconda, un’insolita Romania (127 a 99), che aveva i suoi principali “atouts” in Mihaela Melinte, numero 1 del (quasi) neonato martello femminile e in Gabriela Szabó, autrice di una doppietta 1500/3000. Quinta in classifica l’Italia (71 punti), grazie principalmente a Fiona May, prima nel salto in lungo (6.88) e terza nel triplo.
2000: La seconda volta della “devota” Gateshead
Nel 2000 la città inglese di Gateshead ebbe per prima l’onore di tornare a ospitare una gran finale di Coppa Europa (15/16 luglio), a undici anni dalla prima volta. E proprio come nel 1989 la squadra di casa trasse vantaggio dalla situazione per vincere di nuovo nel settore maschile. Si trattò però di una vittoria in “photo finish”. Alla fine delle due giornate i britannici avevano solo mezzo punto in più (101.5 a 101) rispetto ai rivali tedeschi, rinvenuti forte nel finale. La squadra di casa ebbe anche questa volta il suo punto di forza nelle gare brevi , con vittorie nei 100, 200, 400 e nella staffetta 4x100.
Buon terzo posto per la Francia, con mezza incollatura di vantaggio sull’Italia (97 a 96.5). Per i francesi pesarono molto le prodezze dei corridori di media e lunga lena e in particolare di Mehdi Baala, autore di una doppietta 800/1500. Una sola vittoria per l’Italia, grazie a Paolo Dal Soglio nel peso (19.99), ma con l’aggiunta di diversi buoni piazzamenti.
Agevole, a Gateshead, l’ennesimo successo della Russia nel settore femminile, con 124 punti, davanti a Germania (111), Francia (87) e Italia (79). La buona tenuta della squadra azzurra fu il risultato di un’eccellente tenuta d’assieme, pur senza acuti di rilievo.
2001: La Polonia vince fra gli uomini
Nel 2001 Brema divenne la quinta città tedesca sede di una finale di Coppa (23/24 giugno). Nel settore maschile fu registrata la vittoria di una “nuova” potenza, la Polonia (107 punti), che sorprese non poca gente, visto che si trattava di una “neo-promossa”, appena venuta dalla “First League”. E anche nel passato la Polonia non era mai andata oltre il terzo posto. Il suo successo fu suggellato con una vittoria nell’ultima corsa, la 4x400, dopo altri due primi posti, con Pawel Czapiewski negli 800 e Szymon Ziólkowski nel martello. L’Italia, quarta con 93 punti, non lontana da Francia (97) e Russia (95), vinse i 400 ostacoli con Fabrizio Mori (48.39) e la 4x100 con Scuderi, Cavallaro, Checcucci e Colombo (38.89). La Germania, deludente sesta, registrò la quinta vittoria del suo colosso del disco, Lars Riedel.
La Russia, come quasi sempre le accadeva, si rifece nel settore femminile, vincendo per il quinto anno consecutivo (126.5 punti), con la Germania nella sua scia (117). Il risultato di maggior rilievo fu della russa Svetlana Feofanova: 4.60 nell’asta, nuovo primato europeo. Fra le tedesche, degno di rilievo il settimo successo della 37enne Heike Drechsler nel salto in lungo – sull’arco di ben 18 anni! L’Italia, sesta (72.5 p.) evitò la retrocessione.
2002: Quinto successo di Mori nei 400 ostacoli
Annecy, bella cittadina francese della Haute Savoie, ospitò la “Super League” del 2002 (22/23 giugno). La Gran Bretagna tornò alla vittoria nel
settore uomini (111 punti) davanti a Germania (107) e Francia (105). Una volta ancora, i britannici ebbero nello sprint il loro punto di forza, con vittorie nei 100, 200, 400, staffette 4x100 e 4x400. Senza tuttavia dimenticare il grande Jonathan Edwards, primo nel triplo per la sesta volta. L’Italia, quinta (89.5 p.), ebbe come uomo di punta Fabrizio Mori, vincitore dei 400 ostacoli (48.41) dopo un’entusiasmante rimonta. Era la sua quinta vittoria negli annali della Coppa, su un numero record di partecipazioni alla stessa: 11.
Nuova vittoria della Russia fra le donne (122.5 punti), battendo ampiamente la Germania (103). Le russe vinsero ben 7 delle 8 prove dei concorsi. Particolarmente degno di rilievo il risultato di Tatyana Kotova nel salto in lungo: 7.42, la miglior misura mondiale delle ultime 8 stagioni - pur con l’aiuto di un vento proprio “giusto”: +2.0 m/s. La velocista francese Muriel Hurtis mise a segno la doppietta 100/200 e contribuì alla vittoria della Francia nella staffetta 4x100. L’Italia, solo ottava e ultima (72 p.) retrocedeva nella “First League” (termine sia pure più nobile di quello prima in uso: serie B).
2003: “Première” della Francia
La “Super League” del 2003 (21/22 giugno) ebbe come teatro lo stadio Ridolfi di Firenze, relativamente piccolo ma ideale per l’atletica. Fu l’occasione della prima vittoria della Francia negli annali della Coppa. Con 109 punti i francesi prevalsero davanti alla Germania (100.5) e alla Gran Bretagna (96). I transalpini vinsero cinque gare: i 400 con Marc Raquil, i 3000 con Fouad Chouki, i 5000 con Ismail Sghyr, i 110 ostacoli con Ladji Doucouré e il salto con l’asta con Romain Mesnil. Ed offrirono un elevato rendimento medio su quasi tutto il fronte. L’Italia non andò oltre il
quinto posto (84 p.), pur vincendo il salto triplo con Fabrizio Donato (17.16) e la staffetta 4x100 con Scuderi, Collio, Donati e Cavallero (38.42).
Sempre in prima fila le donne della Russia, che a Firenze inanellarono il loro settimo successo consecutivo, distanziando nettamente (130 p. / 103 p.) la Germania, seconda. Qui il risultato di maggior rilievo fu forse quello dela francese Manuela Montebrun, che nel martello vinse con 74.43 davanti a Mihaela Melinte e Olga Kuzyenkova, due figure di grande spicco nell’ancor breve storia di questa specialità. L’Italia non andò oltre l’ottavo e ultimo posto (62 p.), ripiombando pertanto nella “First League”.
2004: “Mass finish” a cinque – vince la Germania
Nel 2004 la finale della “Super League” si tenne per la prima volta in Polonia, a Bydgoszcz (19/20 giugno). Nel settore maschile ci fu un “mass finish” entusiasmante, con le prime cinque squadre raccolte in un fazzoletto di 8.5 punti! Questo l’ordine d’arrivo: 1.Germania 107.5 p., 2.Francia 105, 3.Polonia 104, 4.Gran Bretagna 102.5, 5.Russia 99. In casi del genere ogni singolo episodio può avere un peso determinante. In questo gioco serrato, i britannici, pur vincitori di 7 gare, ebbero probabilmente il surplus della mala ventura: un velocista squalificato per falsa partenza (Lewis-Francis nei 100) e uno staffettista caduto (Rawlinson nella terza frazione della 4x400). Complessivamente incolore e tuttavia sufficiente per rimanere nella “Super League” la prova dell’Italia, sesta (72 p.).
Ancor più massiccio del solito il margine di superiorità della Russia nel settore femminile: 45 punti più dell’Ucraina, seconda (142 a 97). Qui fu la Gran Bretagna a finire ottava e ultima, malgrado la gran corsa di Paula Radcliffe nei 5000 con 14:29.11, nuovo primato del Commonwealth e terza miglior “performance” di sempre. L’Italia, prima nella “First League” di Istanbul, riguadagnò l’accesso alla serie d’oro.
2005: Nascono i titoli “Uomo e Donna della Coppa Europa”
La “Super League” del 2005 fu assegnata in un primo tempo a Málaga, città della Spagna meridionale. Ci furono però ritardi nella
costruzione del nuovo stadio là programmato, per cui la federazione europea dovette trovare una locazione diversa. E la scelta cadde su Firenze, che già nel 2003 aveva fatto fronte al suo primo impegno lodevolmente. Si tornò così a gareggiare nell’atmosfera dello Stadio Ridolfi. In un periodo non felice per le sorti di questo sport in Italia, l’affluenza di pubblico lasciò alquanto a desiderare: circa 7500 spettatori nell’insieme delle tre giornate di gare (17/18/19 giugno). Stavolta fu la Germania a prevalere sulla Francia (113 a 104) nel settore maschile e l’Italia colse un eccellente terzo posto (98). L’unica vittoria azzurra la colse Giuseppe Gibilisco nell’asta (5.80). La Spagna, pur finendo sesta, dette prova di far parte ormai della nobiltà
europea: sei vittorie individuali, tutte meno una nel settore mezzofondo/fondo.
Solita passeggiata della Russia nel settore donne: 131.5 punti, contro i
94 della Polonia, seconda. Qui l’Italia finì settima con 77 punti. Proprio nell’edizione del 2005 la federazione europea istituì la “SPAR European Cup Award” (intitolata al nome del suo principale sponsor), un riconoscimento con il quale s’intendeva scegliere e premiare “l’Uomo e la Donna della Coppa Europa”, cioè quelli che erano riusciti più chiaramente a superarsi, contribuendo al successo della propria squadra. Nel settore maschile la scelta cadde su Francesco Pignata, terzo nel giavellotto con 81.67, suo primo risultato oltre gli 80 metri. Fra le donne fu premiata la francese Christine Arron, che dopo aver vinto 100 e 200 metri corse fino in fondo la sua frazione della 4x100 pur se tormentata da crampi, sì da tenere comunque in gioco la sua squadra.
2006: Decima vittoria consecutiva delle donne russe
La 27esima edizione ha avuto come teatro la città spagnola di Málaga (28/29 giugno). In un’estate dominata da un altro cantatissimo e contemporaneo evento sportivo, la Coppa del Mondo di calcio, non era stato facile trovare per quel periodo una locazione adeguata per l’atletica europea.
Al solito la lotta per le posizioni di vertice fra le nazioni fu assai più serrata nel settore maschile. In un finale da “photo finish “ la Francia prevalse sulla Russia di due soli punti, 118 a 116. Indubbiamente l’episodio chiave fu l’infortunio occorso in fase di riscaldamento al triplista russo Danila Burkenya, che dovette rinunciare alla gara (era dato dai più come favorito). Malgrado questo colpo basso, la Russia giunse all’ultima gara, la staffetta 4x400, in testa, con cinque punti di vantaggio sulla Francia, seconda. Questo equivaleva a dire che in quell’ultima gara i francesi avrebbero dovuto finire sei posti prima dei russi per capovolgere il risultato a loro favore. Ebbene, ci riuscirono! Vinsero la gara, grazie principalmente allo sprint conclusivo di Raquil , “finisseur” formidabile. E i russi finirono solo ottavi. Sono di questo tipo gli aspetti drammatici che la Coppa Europa è in grado di offrire.
C’è da notare che la Germania, solo ottava nel settore maschile, sfuggì alla retrocessione solo in grazia del fatto che nel 2007 le sarà consentito di essere comunque presente alla “Super League” , quale Paese organizzatore (a Monaco).
Male andarono le cose a Málaga per la squadra azzurra, che con il suo settimo posto (93 p .), fu condannata per la prima volta alla retrocessione. Le uniche luci in un quadro altrimenti scuro vennero da Andrey Howe, primo nel salto in lungo con 8.29, nuovo primato personale. Come in precedenti occasioni importanti, il 21enne Howe confermò ampiamente quelle qualità agonistiche che fanno di lui la più grande speranza dell’atletica italiana nell’attualità. Eccellente anche la prova di Fabrizio Donato, primo nel salto triplo con 16.99. Particolarmente triste il bilancio azzurro nelle gare di corsa, a parte forse le staffette. A non molti anni dai fasti di Cova, Antibo, Panetta, Lambruschini et altera addolora in modo particolare la situazione delle corse medie e lunghe.
Nessuna grande emozione nel settore femminile: facilissima vittoria della Russia (155 punti), con un vantaggio enorme sulla Polonia (111.5). Anche il miglior risultato fu appunto di una russa: 76.50 di Tatyana Lysenko nel martello. Qui l’Italia non c’era. E nella finale della “First League”, a Praga, era finita seconda (116 p.) dietro il Byelarus (126.5).
Come atleti simbolo dell’edizione 2006, cioè ai fini della “SPAR European Cup Award”, furono scelti l’ucraino Ivan Heshko, ottimo “finisseur” stile Coppa, vincitore dei 1500 e fra le donne la polacca Barbara Madejczyk, prima nel giavellotto con 64.08, nuovo record nazionale.
Nel 2007 avremo una “Super League”, appunto a Monaco di Baviera, senza squadre azzurre. Il che non succedeva dal lontano 1973. L’Italia, uomini e donne, sarà presente nella “First League”, che si svolgerà all’Arena di Milano, cioè in uno dei teatri più ricchi di storia per la nostra atletica. Questo induce a sperare che azzurri e azzurre riusciranno nell’impresa di ottenere la promozione per l’edizione del prossimo anno.
Poiché la Coppa Europa fu concepita fin dal principio come un match fra nazioni, riteniamo utile fornire in tal senso alcuni dati riassuntivi delle 27 edizioni fin qui disputate. Sempre, s’intende, in relazione alla “Super League” o serie A.
Le nazioni con il maggior numero di vittorie:
Uomini
- 6 : URSS (1965, ’67, ’73, ’85, ’87, ’91)
- 6: Germania Est (1970, ’75, ‘77, ’79, ’81, ’83)
- 6: Germania unificata (1994, ’95, ’96, ’99, 2004, ’05)
- 5 : Gran Bretagna (1989, ’97, ’98, 2000, ’02)
- 2 : Francia (2003, ’06)
- 1 : Russia (1993), Polonia (2001)
Donne
- 12: Russia (1993, ’95, 97, ’98, ’99, 2000, ’01, ’02, ’03, ’04, ’05, ’06)
- 9 : Germania Est (1970, ’73, ’75, ’77, ’79, ’81, ’83, ’87, ’89)
- 3: URSS (1965, ’67, ’85)
- 3: Germania (1991, ’94, ’96)
Ed ecco i migliori piazzamenti delle squadre azzurre:
Uomini
2° (1999), 3° (1996 e 2005), 4° (1989, 1991, 1995, 1997, 1998, 2000, 2001), 5° (1981, 1987, 1993, 1994, 2002, 2003).
Donne
4° (1997 e 2000), 5° (1999).